Achtung! Parisi! – Roberto Guerrini

Paolo Lorenzo Parisi è un valente, raffinato e, a mio avviso geniale, artista.
Genovese di nascita e, se così si può dire, di formazione, propone fin dai propri esordi eterogenei modi di ricerca e di espressione in campo artistico. Con costante capacità ed efficacia comunicativa, declina il proprio fare in molteplici ambiti tecnici ed espressivi passando, con insospettabile destrezza ed agilità, dalla pittura all’assemblaggio, dal ready made all’uso di materiali riciclati ed altro ancora. Tuttavia, è soprattutto nel collage o, per maglio dire, nell’utilizzo rivisitato e riadattato di immagini estrapolate da pregressi sensi e significati, che Paolo Lorenzo svela tutta l’esaustività e l’incisività della propria e più profonda cifra artistica. L’opera “Achtung! Rotella!” ne rappresenta un fulgido e lampante esempio. Ma cerchiamo di capire meglio perchè.
Il lavoro di Parisi in questione si compone molto semplicemente attraverso l’utilizzo di un’immagine preesistente (nella fattispecie una locandina cinematografica recante il titolo del film che illustra) alla quale viene sostituita una parola al testo che reca.
L’immagine di questa locandina (in realtà, una delle molteplici versioni fatte per il film Achtung! Banditi!, nota e drammaticissima pellicola d’esordio del regista Carlo Lizzani che uscì nel 1951 e che, attraverso una narrazione bellica, puntualizza ed implementa a suo modo la poetica del neorealismo italiano) rappresenta la scena di una retata nazista sullo sfondo di città devastata dalla guerra. Il titolo del film è originariamente Achtung! Banditi!, ma Parisi sostituisce la parola Banditi con Rotella, cognome di Mimmo, importante artista italiano*, noto soprattutto per i suoi decollage, una “tecnica” artistica da lui inventata e che consiste nel procedimento opposto a quello del collage e cioè, Invece di aggiungere degli elementi all’opera, si parte da un oggetto artistico dal quale vengono staccate, vengono strappate ad hoc, delle sue parti.

* Vale qui la pena di ricordare che Mimmo Rotella, all’anagrafe Domenico Rotella, nato a Catanzaro nel 1918 e morto a Milano nel 2006, è da molti considerato uno dei protagonisti della scena artistica della seconda metà del XX secolo la cui figura è legata al movimento del Nouveau Réalisme e della Pop Art internazionale (fine della doverosa digressione informativa).

Quindi, tornando a noi, abbiamo un (relativamente) famoso manifesto cinematografico a cui viene sostituita una parola al titolo del film e, ammesso che si conosca quanto prima summenzionato e si possegga una minima capacità di “divergenza”, risulta fin qui tutto facile da capire: “Attenti a Rotella perché strappa i manifesti!”
Ma c’è ovviamente di più e non ci si può e non ci si deve certamente fermare a questo primo piano interpretativo che, pur traducendosi, appena se ne capisse il senso, in una immediata quanto fragorosa risata (a me è successo così), intende e può rivelarci di più.
Rivela di più, intanto perché Parisi declina e affida la sua ironia attraverso la costruzione di belle, calibrate e puntuali immagini e non, ad esempio, ad estemporanee barzellette o disimpegnati moti di spirito, degnissimi ed importantissimi veicoli espressivi e narrativi (… e ci mancherebbe altro… Come si suole dire!) ma difficilmente collocabili in mostre, musei o private pareti casalinghe a disposizione della contemplazione anziché del consumo sociale.
Ma, aldilà di questa quasi tautologica evidenza, un secondo e più complesso piano interpretativo sta nel fatto che Parisi (decisamente un uomo mite e rispettoso, quanto assolutamente dotato di etico spessore) spesso proponga immagini e contenuti che, ad una prima e distratta lettura, potrebbero addirittura far inorridire lo spettatore…- “Che vergogna, dissacrare il dolore ed il patimento della guerra con un così facile sarcasmo!” – Si potrebbe eccepire in casi come questo. No, l’ironia di Parisi non è così facile da circoscrivere, non è semplice sarcasmo e non è neppure, banalmente, l’amara e disincantata espressione di un disincanto sociale ed esistenziale, peraltro, presenti nella sua opera, ma non come approdo e lettura finale del proprio lavoro e della propria impegnata ricerca. Parisi può “permettersi” (non solo per lo spessore umano e civile che lo contraddistingue) la manipolazione ironica di qualunque immagine, talvolta anche sconveniente e “politicamente scorretta”, ma anche e soprattutto perché, proprio attraverso l’uso di manipolazioni ironiche come questa, egli è in grado di rivelare forse la cifra più profonda e fondamentale dell’ironia stessa, ironia qui intesa come l’azione di quella specifica e distinguente capacità e virtù umana che è la facoltà di dissimulazione, a sua volta, condizione necessaria per ogni esistenziale posizione scettica, non dogmatica e critica, quindi squisitamente anche artistica, almeno nell’accezione moderna e contemporanea del termine.